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"Recensione di Angela"

 

Lorena Bianchini: uno non uno o dei meta-sguardi

Sono onorata di poter raccontare le emozioni e riflessioni che le opere di Lorena mi trasmettono e m'inducono.

In questa narrazione, spero di poter intercettare in modo sensibile qualcosa del suo mondo, consapevole del fatto che siamo costantemente immersi nelle storie che narriamo e che queste s'intrecciano con quelle altrui, talvolta solo sfiorandole.

Le opere di Lorena solo apparentemente ritraggono un uno solitario.

Ad uno sguardo più attento e profondo, non è possibile non percepire con l'emozione e la vibrazione di ogni più piccolo pertugio abitante la nostra sensibilità, che si tratta sempre di una relazione: una relazione con qualcosa che spesso non è visibile;

una prospettiva suggerita dalla direzione di uno sguardo, da un gesto, dalla postura, che invitano l'attenzione di chi osserva ad andare "oltre" quello che è immediatamente percepibile.

Un "oltre" che può essere dentro o fuori di noi, ma sempre significativo.

Che si tratti di mettersi in relazione con un sentimento, un pensiero, un intero mondo a cui riferirsi e per cui essere riferimento,

con cui dialogare - appartenente a se stessi o ad altri - rimane potente la profonditą di questa suggestione.

Sono impegnative le opere di Lorena.

Esigono attenzione, chiedono con fermezza di rimanere in ascolto immobili (come solo in apparenza sono immobili le figure rappresentate) e di muoversi interiormente, lasciandosi impressionare, influenzare;

esse chiedono di scoprire i segreti contenuti in quegli sguardi, che forse sono anche i nostri stessi segreti.

C'è vita in questi mondi: qualcosa di leggero che cerca il volo e qualcosa di radicato o che cerca la terra;

e ancora, qualcosa di celato e qualcosa di svelato, qualcosa di ondoso e qualcosa di fermo, qualcosa di chiuso e qualcosa di aperto, qualcosa proiettato al futuro e qualcosa rivolto al passato.

Scorrono acque di vita, creatività dell'anima, creatività d'amore, con la fierezza del femminile che manifesta e parla con i suoi capelli e la sua cedevolezza nell'accoglienza.

E se l'acqua non c'è, ecco scorrere capelli e veli come fiumi e vento.

Ed infine, sopra a tutto, la nudità del palesarsi per come si è; come è per la natura, che non vuole essere interpretata,

ma semplicemente accolta e rispettata.

Angela Presciuttini - arteterapeuta